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LA POLITICA METTA LE PMI AL CENTRO PDF Stampa E-mail

L'associazione di viale Crispi elabora un vademecum per lo schieramento che vincerà le prossime elezioni regionali
De Marchi elenca le priorità «Più contratti di secondo livello, sistema di garanzie del credito e sviluppo delle infrastrutture»

Non c'entra tanto chi vince. Conta piuttosto cosa deve fare il vincitore, chiunque esso sia, alle prossime elezioni regionali. Per questo Apindustria Vicenza ha stilato una sorta di vademecum a uso e consumo dei futuri gestori della cosa pubblica a livello regionale e, a cascata, provinciale. «Il documento - spiega il presidente Filippo De Marchi - rappresenta una sintesi di riflessioni critiche e di proposte riguardanti la complessa situazione in cui opera la piccola e media impresa nel nostro territorio e rivolte ad interlocutori politici e amministratori locali. Il momento è certamente negativo e le analisi e previsioni in molti casi si sprecano. È opportuno, tuttavia, guardare avanti cercando di prepararsi ad una futura ripresa che, certamente, si concretizzerà in una realtà assai modificata rispetto al passato ed al presente».


IL CREDITO
In testa alle preoccupazioni dei piccoli imprenditori figura il credito, dopo un anno in cui molti istituti di credito hanno stretto i cordoni della borsa. «Noi riteniamo - attacca De Marchi in risposta alle banche che criticano la bassa patrimonializzazione delle PMI - che sia necessario pensare ad alcuni meccanismi in grado di favorire politiche di patrimonializzazione all'interno delle piccole e medie imprese». E quanto alle garanzie «il Veneto è forse l'unica Regione italiana ad alta concentrazione industriale che ancora non può contare su un sistema di garanzia pubblica per le imprese. L'unico sostegno attualmente disponibile per le PMI venete è la rete dei Confidi, fra i migliori a livello nazionale, che fanno capo alle diverse «associazioni datoriali».


LAVORO
Più chiarezza e semplicità nella contrattazione. Questo chiede De Marchi. «Siamo arrivati al paradosso - dice - per cui nei contratti nazionali vengono faticosamente inserite norme a tutela della flessibilità, che gli stessi meccanismi contrattuali rendono poi "rigide" nell'applicazione e quindi difficilmente utilizzabili nella realtà. Apindustria Vicenza ritiene che un efficace decentramento contrattuale possa quindi costituire effettivamente uno strumento di maggiore competitività del sistema, nella misura in cui serva a modulare i salari ed i costi del lavoro in maniera adeguata alle realtà produttive dei diversi territori, al costo della vita ovvero, dove possibile, alla produttività delle singole aziende». E su questo punto, vale la pena di sottolinearlo, ci sono ampi margini di trattativa con il sindacato vicentino, segnatamente la Cisl di Gigi Copiello, che sulla contrattazione di secondo livello sta portando avanti una posizione forte.


INFRASTRUTTURE
Tasto dolente da decenni per la policentrica provincia di Vicenza, le infrastrutture sono ovviamente comprese nel cahier de dolehances di Apindustria. «Lo sviluppo industriale dell'intero territorio - prosegue De Marchi - dipende dalla realizzazione di molti progetti: alta capacità, corridoi paneuropei, proseguimento della Valdastico a sud e a nord e, non di meno, l'iter travagliato del collegamento con il Trentino con i progetti di variante alla statale 47 della Valsugana. Per quanto riguarda il futuro della zona industriale Vicenza Ovest, ribadiamo come la destinazione della stessa debba prevedere la convivenza della parte produttiva/manifatturiera con quella direzionale/commerciale, così come, peraltro, confermato nella recente variante. Di qui diviene strategico pensare al futuro della Fiera di Vicenza, per la quale è opportuno domandarsi se nella logica della ristrutturazione in corso non sia preferibile trovare una collocazione diversa, non nel senso della sua destinazione, quanto piuttosto ad un suo trasferimento in altra dislocazione, lasciando così spazio ad un polo di ricerca tecnologico».


TAV
Capitolo a parte, sempre in ambito infrastrutturale, merita la Tav. «Siamo favorevoli - afferma De Marchi - ad un'opera che non escluda la città. Siamo, invece, contrari all'ipotesi a sud dei Berici, che propone costi faraonici, come quelli preventivati per la realizzare un tunnel sotto il capoluogo, suggerendo di sfruttare il corridoio tra la ferrovia e l'autostrada e invitando a progettare una stazione periferica a Vicenza est o a Vicenza ovest».

Tratto da: "Il Giornale di Vicenza" del 16.03.2010 - art. scritto da Marino Smiderle

 
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