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IL 2010 SARA' L'ANNO DELLA SVOLTA? PDF Stampa E-mail

Riflessioni sulla crisi a cura di Vittorio Rigotti, direttore di Apiveneto Fidi

Il 2008 e il 2009 sono stati anni molto difficili per la nostra economia, ed anche il 2010 si preannuncia un anno impegnativo, da tutti atteso come l'anno della svolta, denso di novità.

Nei due anni passati è successo praticamente di tutto. Nel 2008 abbiamo visto il petrolio salire a 150 dollari al barile; il dollaro USA stesso scendere ai minimi nei confronti dell'Euro; abbiamo assistito allo scoppio della bolla immobiliare che ha interessato dapprima gli USA, con il problema dei "mutui subprime" e che successivamente è dilagata nell'intero pianeta, intaccando profondamente il settore bancario - considerato fino ad allora incrollabile - con il clamoroso fallimento di Lehman Brothers, ed infine abbiamo assistito al devastante contagio della crisi finanziaria sull'economia reale, con il crollo su tutti i mercati mondiali di consumi e ordinativi, le restrizioni del credito, le difficoltà delle imprese, l'aumento della disoccupazione.

In aggiunta, nel contesto di questo scenario apocalittico, è proseguita la spietata discesa dei mercati finanziari, che ha toccato il suo minimo intorno alla metà di marzo del 2009, bruciando ingenti capitali e causando gravi ripercussioni sul risparmio delle famiglie.

Nello stesso periodo sono partite anche le prime reazioni correttive; i principali Governi mondiali e le loro banche centrali hanno avviato una serie di azioni sia di carattere finanziario (riduzioni importanti e repentine dei tassi di interesse) che fiscale (politiche di incentivazione, agevolazioni al sistema produttivo e altro), con il chiaro intento di favorire la ripresa dell'economia globale nel più breve tempo possibile.

I primi risultati di tali interventi non si sono fatti attendere: la decisa riduzione dei tassi di interesse a livelli minimi, ha prodotto un sensibile calo delle rate dei mutui a tasso variabile, impattando in modo positivo su imprese e famiglie; gli incentivi fiscali hanno stimolato i consumi in settori definiti economicamente strategici come l'auto, il risparmio energetico, gli elettrodomestici e l'immobiliare, contribuendo ad una seppur timida ripresa degli ordinativi sulle imprese.

Certo, probabilmente solo nel terzo o quarto trimestre di quest'anno cominceremo a verificare gli effetti di tali azioni correttive sul PIL, intanto però il bilancio di qualche società sta dando segnali positivi in termini di vendite e di utili, stiamo assistendo ad una graduale stabilizzazione dell'uso degli ammortizzatori sociali, le imprese segnalano una timida ripresa degli ordinativi pur con un andamento a "strappo" e non omogeneo, il sistema bancario e finanziario sta lanciando qualche debole segnale distensivo, anche se i rapporti con le imprese permangono molto difficili.

Purtroppo, come per tutte le "malattie", soprattutto quando sono gravi, spesso non è sufficiente somministrare una pillola al paziente per vederlo guarire immediatamente: una cura profonda e risolutiva richiede, infatti, tempo e costanza per produrre i suoi benéfici effetti.

Il fattore più critico e forse più preoccupante, in questa fase, è purtroppo rappresentato dall'alto livello di disoccupazione che si registra indistintamente in tutti i Paesi sviluppati; fattore che inevitabilmente si riflette, come in un circolo vizioso, sui consumi delle famiglie. Per altro, storicamente, dopo ogni grande crisi economica, si è sempre assistito ad un periodo di incertezza, più o meno lungo, caratterizzato dal picco della disoccupazione che si corregge "in ritardo" rispetto alla ripresa dell'economia.

Quali sono i parametri economici e finanziari che confermano la crisi o segnalano la ripresa?

Fra i molti parametri che potrebbero essere analizzati, ci soffermiamo su due dei più significativi; l'andamento dei mercati finanziari e il Baltic Exchange Dry Index.

I mercati finanziari

Una consolidata teoria economica afferma che il mercato finanziario (curva rossa) anticipa sempre il ciclo economico (curva verde), crescendo prima che siano evidenti i dati oggettivi a conferma della crescita economica reale e scendendo prima che si manifesti la crisi.

Analizzando l'andamento dei mercati finanziari negli ultimi due anni, si nota come il seguito negativo del 2008 abbia toccato i suoi minimi a marzo del 2009 e da quel momento i mercati abbiano ripreso a crescere pressoché ininterrottamente.

Alla luce della riportata teoria economica, tale crescita è quindi da leggere molto positivamente, in quanto potrebbe rappresentare un chiaro segnale anticipatorio della ripresa dell'economia reale.

Il Baltic Exchange Dry Index

Uno dei parametri più significativi per valutare la salute dell'economia è il Baltic Exchange Dry Index (BDI), che misura l'intensità dei trasporti commerciali nel Mar Baltico, a loro volta rappresentativi dell'80% delle attività di scambio di merci tra Occidente e Asia. E' considerato il primo precursore della ripresa economica reale e in queste settimane, dopo un repentino calo che è durato dall'agosto del 2008 al maggio del 2009, sta segnando una forte impennata, testimoniando una positiva ripresa dei traffici commerciali fra i due continenti.

Per finire riportiamo alcune considerazioni del Prof. Robert Solow, Premio Nobel per l'Economia nel 1987, tratte da una sua recente intervista:

Professor Solow che scenario ipotizza per il prossimo futuro?

"Personalmente ritengo che ci siano tutti i presupposti e le condizioni perché l'economia mondiale torni a crescere in tempi relativamente veloci, anche se con ritmi differenti a seconda delle diverse aree del globo. D'altro canto, pur se con qualche errore, la crisi è stata gestita sufficientemente bene e non sono stati ripetuti gli errori clamorosi fatti, ad esempio, nel 1929. Indubbiamente il centro di gravità dell'economia mondiale è destinato a spostarsi progressivamente verso Oriente e tra soli 10 anni ci potremmo trovare in una situazione che, singolarmente, nessun Paese europeo abbia più le dimensioni di PIL tali da garantirgli la partecipazione al G8. Questo porterà ad una fase di forti cambiamenti negli equilibri economici mondiali, in particolare sotto la spinta di Paesi come la Cina e l'India, che si caratterizzano per ritmi di crescita elevati, sostenuti da un'enorme domanda interna".

Quali soluzioni potrebbero essere adottate per evitare il ripetersi di crisi così violente ed estese?

"Il settore finanziario è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, raggiungendo dimensioni francamente impensabili. Questo ha involontariamente stimolato gli eccessi speculativi che sono all'origine dell'attuale crisi. Il vero nodo centrale è pertanto evitare con tutti i mezzi che una crisi finanziaria possa ripercuotersi ancora sull'economia reale. Quindi maggiori controlli sulla finanza e maggiori garanzie di tutela del risparmio delle famiglie".

Come vede in particolare la situazione dell'Italia?

"Per quanto riguarda l'Italia, la Vostra economia si fonda principalmente su piccole e piccolissime imprese, sicuramente molto flessibili. Per uscire dalla crisi e consolidare la ripresa è però indispensabile che queste imprese si rafforzino, fondendosi o consociandosi tra loro, ad esempio, creando strutture condivise di Ricerca e Sviluppo o per il Marketing. E' altresì indispensabile che ora, con l'avvicinarsi della ripresa, gli istituti di credito non facciano mancare il loro supporto ad imprese e famiglie. Una restrizione del credito oggi, avrebbe effetti drammatici sulle possibilità di sostenere la ripresa economica. E' inevitabile che la rischiosità sul mercato del credito possa aumentare, ma la stessa deve essere tenuta sotto controllo; una maggiore cautela e selettività potranno essere applicate in una fase di migliore prosperità, quando cioè la crisi sarà stata del tutto superata".

 
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