Home Newsletter Apindustria Vicenza Newsletter 17 - 2009
L’obbligo della ripresa economica e l’hobby del “far politica”
Con le elezioni
regionali alle porte le PMI pongono le maggiori questioni sul tappeto.
Si susseguono frequenti in questo periodo le iniziative e
gli incontri che vedono protagonisti da un lato gli esponenti politici locali e
dall'altro gli imprenditori ed i loro rappresentanti, in un confronto serrato
sulle politiche del rilancio dell'economia, del ruolo delle istituzioni
economiche e finanziarie, la necessità della ripresa, il calo dell'occupazione
e l'opportunità di ripensare l'istituto della contrattazione, sperimentandone
il decentramento affidato al territorio oppure alle singole aziende. Anche il
mondo sociale è animato, per altro a ragione, degli attuali indici di crescita
della "povertà" dilagante, a detta degli organismi diocesani della Caritas,
anche fra la popolazione vicentina autoctona.
«Il momento, certamente singolare, spiega il Presidente
Filippo De Marchi, in cui la forza di Governo non è in grado di esprimere una
forte ed univoca candidatura alla successione del Governatore del Veneto, va di
pari passo con l'incapacità di governare la situazione economico-produttiva
che, già di per sé pesantemente compromessa, richiederebbe maggiore capacità di
gestione e di controllo.
In tempi di influenze varie, a far salire la temperatura
agli imprenditori delle PMI vicentine è constatare ancora una volta la
difformità fra i tempi dell'azienda in cui si decide "qui e ora" ed i continui
rimandi a promesse più o meno elettorali su cose da potersi fare, eventualmente
ottenere, cominciare ad intravvedere se, e solo se, si verificasse l'avverarsi
di un determinato quadro politico».
«In assenza di una legge finanziaria "di contenuto",
prosegue il Presidente, che traduca in provvedimenti concreti quanto dai più
solo proclamato e che cioè la PMI è l'asse portante della nostra economia
nazionale, assistiamo impotenti alla decadente politica dello "scudo fiscale",
provvedimento che riporterà a breve nel mercato italiano quasi un centinaio di
miliardi di cassa e tre o quattro nelle entrate dello Stato. Queste entrate daranno
impulso alla crescita per qualche mese. Speriamo che tale quantità e periodo di
stimolazione anomala venga usato per predisporre una detassazione strutturale e
non come scusa per la lasciare le cose come stanno, stagnanti».
Precisa De Marchi: «A conti fatti, non abbiamo motivo di
ritenere il nostro lavoro di rappresentanza un compito esaurito nel riproporre
quanto di più le aziende, giustamente, si aspettano per poter continuare a
produrre ricchezza. Questioni centrali che ci vedono troppo spesso "lasciati
soli" oppure senza concreti riscontri da parte dei nostri principali
interlocutori istituzionali, sono sintetizzabili in poche, ma decisive manovre
da adottare.
Una seria riforma dello Stato che premi la produttività
delle aziende sburocratizzando le procedure, defiscalizzando gli oneri e
bloccando la spesa corrente mettendo definitivamente mano alle annose sacche di
improduttività generata dal sistema. Un piano certo (e non elettorale) di
investimenti nelle infrastrutture che coincida con le dotazioni di
programmazione e concertazione territoriale favorite dalla UE. Il superamento
del ritardo nei pagamenti alle aziende fornitrici di beni e servizi alla
Pubblica Amministrazione, così irrispettoso per gli imprenditori. Una revisione
operativa e più funzionale degli organismi preposti a contribuire alla crescita
delle imprese, penso per esempio a "Veneto Sviluppo". Un supporto maggiore
all'attività di export che non sia limitato ai prodotti eno-gastronomici della
nostra Regione. Unitamente a questo s'intravvede l'urgenza di rivedere il
sistema di rating di "Basilea 2"
per poter permettere a tutte le imprese un sicuro accesso al credito».
«Ma se queste sono, e non da oggi, le nostre richieste, ci
chiediamo ulteriormente, l'Italia sarà in grado di agganciare la ripresa? Il
fatto che il Pil sia cresciuto solo dello 0,6% su base trimestrale, dopo cinque
trimestri decrescenti, pur essendo un buon dato che giustifica l'ottimismo,
indica un rimbalzo stentato ancora lontano dall'entità di quello che servirebbe
per far tornare a crescere velocemente i volumi dell'economia e
dell'occupazione, almeno ai livelli del 2007. Ora la priorità è accelerare la
ripresa».
Secondo De Marchi: «Per capire, allora, come mai in Italia
la ripresa è lenta, sono da considerare essenzialmente quattro motivi: a) la
bassa domanda globale di esportazioni; b) l'insufficiente credito per gli
investimenti; c) l'eccessiva imposizione fiscale alle aziende; d) il cambio
troppo elevato dell'euro in competizione con dollaro e yuan cinese. Per
accelerare la ripresa, ritengo che i fattori sopra descritti dovrebbero
cambiare in modo favorevole. Il secondo sta migliorando (vedi i risultati della
ricerca condotta dal nostro Api veneto Fidi). Il fattore esportazioni va collegato
all'ultimo punto e cioè al cambio sfavorevole. E' prevista un'accelerazione
della ripresa in America a partire dalla metà del 2010, ma il recupero non sarà
pieno e il dollaro verrà tenuto basso. Questo può significare che il traino per
gli esportatori in euro ci sarà, ma meno che nel passato, almeno per un
triennio e forse più».
«Il nostro paese dovrà concentrarsi pertanto, conclude De
Marchi, nel fare più crescita interna (consumi ed investimenti) per bilanciare
il minor contributo dell'export all'incremento del Pil. Quindi più crescita
interna ottenibile solo tagliando tasse e spesa pubblica equivalente. La
Germania lo sta già facendo.
L'Italia al momento sta assicurando grandi incentivi alla
Fiat, salvo poi ritrovarsi a gestire la chiusura di Termini Imerese e lo
stabilimento di Arese».