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Il problema dei flussi migratori

L'opinione del Presidente Filippo De Marchi

 

Il fenomeno dei flussi migratori da paesi extraeuropei è regolato in Italia da una normativa imperniata su un concetto fondamentale, che non viene messo in discussione da decenni: ovverosia il cittadino extracomunitario per soggiornare stabilmente nel nostro Paese deve avere un lavoro e il suo ingresso è subordinato alla verifica di tale requisito.

 

«Sulla base di questo presupposto - dichiara Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza - non desta particolare scandalo, in astratto, l'idea di ridurre i flussi d'ingresso stabiliti annualmente, laddove si preveda un calo sensibile delle richieste da parte dei vari settori produttivi, alle prese con una sostanziale stagnazione economica e con la crisi dei mercati finanziari. Se però andiamo a vedere le esperienze recenti, questa idea, ventilata da esponenti del Governo, rischia di scontrarsi con la realtà: nel 2006, a fronte di 170.000 ingressi inizialmente programmati sono state presentate oltre 500.000 domande; nel 2007 gli ingressi autorizzati erano sempre 170.000, ma le domande sono lievitate fino 740.000 circa.

Il problema vero allora, e lo sosteniamo da tempo, non è la riduzione più o meno arbitraria dei flussi annuali d'ingresso, bensì il superamento di questo meccanismo che è palesemente inadeguato a recepire le reali esigenze del mondo produttivo e non ha la necessaria flessibilità per adattarsi anche ai periodi di crisi. Per non parlare delle farraginose e defatiganti procedure burocratiche legate al meccanismo dei flussi».

«Se poi guardiamo alla realtà provinciale - continua De Marchi - dobbiamo registrare significativi segnali di contrazione della base occupazionale: dati parziali in nostro possesso attestano un aumento dei licenziamenti nelle PMI, di circa il 25% nel 2008, rispetto al 2007; è ragionevole pensare, purtroppo, che ne facciano maggiormente le spese i lavoratori meno qualificati e tra di essi i lavoratori extracomunitari. Ecco, a mio avviso, il tema su cui riflettere: in una realtà come quella vicentina, caratterizzata da una spiccata vocazione al manifatturiero, ossia il settore che fino ad oggi ha assorbito la maggior parte della manodopera straniera, abbiamo troppo spesso focalizzato l'attenzione sulle quantità degli ingressi, a scapito della qualità e della professionalità della manodopera straniera. Siamo lontani dal pensare di poter fare a meno dei lavoratori stranieri, ma per il futuro dovremo senz'altro puntare sulla qualità e su strumenti di reclutamento che la garantiscano meglio che in passato, quali la selezione e la formazione dei lavoratori nei paesi di origine».

 


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Studi di settore

«Preoccupa il costante aumento dei soggetti non congrui» sottolinea De Marchi

 

La pesante crisi economica in atto, cui si è recentemente aggiunta, aggravandola, la crisi finanziaria del settore bancario, rende ancor più difficile l'adeguamento delle aziende agli Studi di Settore. «Il recente e considerevole incremento dei soggetti non congrui - afferma Filippo De Marchi, Presidente Apindustria Vicenza - è indice del fatto che gli Studi di Settore, da sempre criticati dalla nostra Associazione in quanto utilizzati come strumento di accertamento, non prendono sufficientemente in considerazione i costi fissi delle aziende che, nell'attuale momento di perdurante congiuntura economica negativa sono rimasti invariati o sono addirittura cresciuti, mentre i ricavi, in molti comparti dell'economia, sono in continua flessione».

 

Le difficoltà contingenti, secondo Apindustria Vicenza, non possono essere trascurate dagli organi preposti alla gestione degli Studi di Settore. «Nell'ultimo triennio abbiamo rilevato un costante incremento del numero dei soggetti non congrui e, soprattutto, un preoccupante aumento dei ricavi richiesti ai contribuenti, un aumento in continua crescita a causa dell'adeguamento, - aggiunge Filippo De Marchi -. Tuttavia, la nostra Associazione, con il supporto tecnico dei funzionari del Servizio Fiscale, monitora attentamente il fenomeno e collabora fattivamente con l'Agenzia delle Entrate, partecipando, a livello locale, all'Osservatorio Regionale e, a livello nazionale, alla Commissione degli Esperti sugli Studi di settore».

 

L'Osservatorio Regionale sugli Studi di settore, nel corso della recente riunione di ottobre, ha preso atto degli effetti della crisi ed il Direttore Regionale dell'Agenzia, Ildebrando Pizzato, ha assicurato la disponibilità dei funzionari a confrontarsi con le imprese nella delicata fase del contraddittorio, senza trascurare l'aspetto delle possibili ripercussioni sulle attività aziendali della recessione in atto. «Un fatto significativo - continua De Marchi - è la delibera, da parte dell'Osservatorio, della costituzione di un apposito Gruppo di Lavoro, incaricato di valutare l'impatto della crisi nell'applicazione degli Studi di Settore al comparto metalmeccanico».

 

«Fortunatamente sembra che qualcosa inizi a muoversi anche a livello nazionale - continua De Marchi -. La Commissione degli Esperti sugli Studi di Settore ha infatti di recente convocato le categorie economiche per assicurare che, nel corso di due incontri, a marzo e novembre 2009, saranno valutati gli effetti della crisi su margini, magazzini e ricavi». «Ci si augura, a questo punto, - conclude De Marchi - che l'Amministrazione finanziaria prenda i necessari provvedimenti, perché la situazione ad oggi risulta molto pesante».


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