| RALLENTA L'OCCUPAZIONE NELLA PROVINCIA DI VICENZA |
| I dati di Apindustria confermano il trend negativo, seppur contenuto dall'effetto "onda lunga"
Sia gli esponenti dell'amministrazione provinciale, sia i segretari delle organizzazioni sindacali, hanno recentemente espresso preoccupazione per il trend occupazionale registrato in questi mesi e per i segnali che fanno pensare ad un'ulteriore peggioramento dei livelli dell'occupazione in provincia.
Una situazione che va seguita con attenzione visti i dati: in particolare, nel periodo gennaio-settembre '08 si sono registrati 1664 licenziamenti per esubero di personale nelle aziende fino a 15 dipendenti, contro 1235 dello stesso intervallo nel 2007; nelle aziende sopra i 15 addetti, i licenziamenti sono stati 1237 nel periodo gennaio-settembre '08, contro i 1550 dello stesso intervallo nel 2007. Il dato relativo alle aziende più grandi va però corretto con il ricorso alla Cigs, che ha registrato ben 715 lavoratori interessati nel periodo gennaio-settembre '08 (contro i 1.042 in tutto il 2007).
"I dati ci dicono che siamo di fronte ad un incremento dei licenziamenti grosso modo del 25-30%, che potrebbe far pensare ad un incremento del tasso di disoccupazione fino al 4% e forse qualcosa in più (dal 3,2) - sottolinea Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza -. Sicuramente i numeri dei licenziamenti e della cassa integrazione sono preoccupanti. Per quanto riguarda l'andamento generale delle PMI manifatturiere, però, un'indagine fatta su campione di aziende di APINDUSTRIA Vicenza evidenzia una sensibile contrazione, nel raffronto tra il periodo gennaio-settembre '08 e l'analogo periodo del 2007, sia delle ore lavorate ordinarie (-3,34%) sia soprattutto delle straordinarie (-15,15%); tuttavia la stessa analisi sul solo mese di settembre 2008 rispetto al settembre 2007 mostra una sia pur timida crescita (+1,12% delle ore ordinarie lavorate e + 4,35 % delle ore straordinarie, anche se l'incremento delle ore straordinarie è probabilmente da imputare all'effetto della detassazione). In generale possiamo affermare, quindi, che siamo ancora in presenza dell'onda lunga di rallentamento che si registra dal 2005 e che vede picchi di maggiore o minore stabilità".
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| CRISI FINANZIARIA: NUOVI INTERVENTI DAL GOVERNO PER IMPRESE E ROTTAMAZIONE |
De Marchi "No ai fondi destinati solo alla rottamazione di auto ed elettrodomestici , ma sostegno a tutte le imprese e i lavoratori
Il Governo, dopo aver già varato nei giorni scorsi misure per sostenere il sistema bancario e aiutare i risparmiatori, sta lavorando a un piano 'salva-imprese' per contenere gli effetti della crisi finanziaria sull'economia reale. Lo fa con un fondo pubblico di garanzia sui prestiti chiesti dalle aziende in difficoltà e con gli incentivi alla rottamazione delle auto e degli elettrodomestici bianchi, due mercati che, secondo Scajola, sono stagnanti e quindi in forte crisi.
«Non ci pare una politica lungimirante quella degli aiuti di stato "mirati" a settori specifici - afferma Filippo De Marchi, Presidente DI Apindustria Vicenza -. Bisogna, al contrario, puntare sul supporto trasversale alle imprese, con importanti progetti di sostegno al credito, come anche è fondamentale sviluppare aiuti significativi che riguardino il reddito da lavoro dipendente con un'efficace riduzione del carico fiscale sui redditi più bassi al fine di allargare la base di consumatori».
Sicuramente positiva, dunque, per Apindustria Vicenza, la parte della manovra che tende alla garanzia pubblica per le imprese che non riescono ad ottenere finanziamenti da parte delle banche: la garanzia statale potrebbe riuscire ad evitare fallimenti industriali. Ma non va dimenticato che la ricaduta della crisi finanziaria sull'economia reale ci sarà, e non escluderà di certo l'Italia, paese strutturalmente debole, con i conti pubblici malandati e un debito pubblico mostruoso. Già è in corso una flessione dei consumi delle famiglie ed una flessione degli investimenti, ma il copione classico delle crisi economiche è ben noto: rallentamento dell'economia, riduzione del personale nelle imprese, diminuzione del PIL come anticipata dalla previsione di Confindustria e di altri Istituti di ricerca, caduta ulteriore dei consumi. Già da tempo è all'attenzione la diffusa insufficienza di potere d'acquisto delle famiglie e della inefficienza degli ammortizzatori sociali: la manovra finanziaria, al di là di misure sporadiche e di ridotto impatto quali la social card o la detassazione degli straordinari non prevede molto di più, mentre la situazione sociale ed economica esigerebbe interventi di ben altra portata e spessore. La già precaria situazione dei redditi riceverà ulteriori duri colpi e le imprese tenderanno a ridurre l'occupazione.
«E' reale l'elevatezza del costo del lavoro che grava su lavoratori ed imprese. Lasciare tutto così com'è - continua De Marchi - non è possibile. E' improcrastinabile assumere iniziative di tipo anti-congiunturale per sostenere i redditi da lavoro dipendente - senza gravare sul costo del lavoro - e favorire nel contempo i consumi, le attività economiche e quindi il carico fiscale».
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