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UNA FINANZIARIA NELLA GIUSTA DIREZIONE, MA OCCORRE ACCELERARE IL PROCESSO DI RIFORMA

ImageE' un giudizio cautamente positivo quello delle piccole e medie imprese vicentine nei confronti della legge finanziaria presentata in questi giorni dal Governo. A sintetizzare la loro posizione è Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza: «Finalmente assistiamo ad una manovra che non aumenta la tassazione e che comincia ad introdurre agevolazioni concrete per lo sviluppo delle aziende, ma siamo solo all'inizio e gli interventi pianificati appaiono di impatto modesto rispetto alla criticità raggiunta in molti ambiti del sistema-Paese».

Se quindi l'orientamento dimostrato fa ben sperare per le scelte del Governo in materia di sviluppo economico, allo stesso tempo le PMI sono impazienti di trovare risposte concrete a istanze da tempo evidenziate: «Apprezziamo la buona volontà dimostrata dal Governo - prosegue De Marchi - ma ancora una volta dobbiamo richiamare l'attenzione su alcune questioni insolute. La situazione in cui versa l'intero sistema produttivo italiano, infatti, richiede attenzione e determinazione nell'adottare ulteriori misure urgenti e non più rinviabili, quali la riduzione della pressione fiscale, a cominciare dalla deducibilità dell'Irap che penalizza, paradossalmente, le aziende che più assumono manodopera e la riforma degli studi di settore; la contrattazione territoriale e l'aumento della flessibilità in entrata ed in uscita nel mondo del lavoro, con la conseguente riforma degli ammortizzatori sociali; la semplificazione della burocrazia, che aumenta i costi delle imprese e ne rallenta l'attività; il potenziamento delle infrastrutture; sostegni concreti per le imprese che investono nell'innovazione; la richiesta alla Banca Centrale Europea di una politica monetaria tale da favorire la crescita economica anche attraverso la riduzione del costo del denaro. Non sono temi nuovi, me ne rendo conto, ma le PMI continueranno ad avanzare queste richieste finché non saranno soddisfatte, perché in gioco c'è la competitività non solo delle nostre aziende, ma dell'intero sistema-Paese».

Del resto lo scenario dei mercati non lascia molte alternative: «La competizione internazionale - conclude De Marchi - ha reso insostenibile il peso che grava sulle imprese, che si trovano, per fattori esterni e da loro non modificabili, di fronte all'alternativa di trasferire l'attività all'estero o di chiudere. In entrambi i casi si avrebbe un impoverimento del sistema industriale con una fatale conseguente diminuzione di benessere per tutta la società a causa della perdita definitiva di posti di lavoro e delle professionalità legate al mondo manifatturiero. Su questi temi Apindustria Vicenza sarà sempre attiva nel vigilare l'attività del Governo e stimolare l'adozione dei provvedimenti necessari».


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LE PMI VICENTINE CHIEDONO CONTRATTI DI LAVORO TERRITORIALI

LE PMI VICENTINE CHIEDONO CONTRATTI DI LAVORO TERRITORIALI

Il Presidente De Marchi sostiene la revisione immediata dei meccanismi di definizione dei contratti di lavoro


La revisione dei criteri di definizione dei nuovi contratti di lavoro è una delle riforme più importanti tra quelle inserite nel programma del nuovo Governo e più attese dal mondo delle imprese. L'attuale sistema incentrato sui contratti nazionali infatti mostra in misura sempre maggiore i propri limiti, penalizzando le aziende ma anche i lavoratori.


Il tema della decentralizzazione dei contratti di lavoro è di grande attualità ed è seguito con attenzione anche dagli imprenditori vicentini, che richiamano l'attenzione sulle profonde implicazioni di questa riforma. «Quando si discute di un nuovo modello contrattuale - sottolinea Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza - non ci si può affidare semplicemente a slogan o dogmi, ma occorre riflettere bene sul perché decentrare, cosa decentrare, e come farlo. Ma soprattutto, se e come il decentramento contrattuale può costituire effettivamente uno strumento di maggiore competitività del sistema».

Il pericolo è quello di un rinnovamento solo di facciata: «Nel nostro Paese assistiamo attualmente ad una situazione paradossale - prosegue De Marchi - nella quale le norme a tutela della flessibilità sono talmente "rigide" nell'applicazione da risultare difficilmente utilizzabili nella realtà. Per questo motivo mantenendo sostanzialmente invariata questa impostazione la negoziazione di secondo livello continuerà a trovarsi in una posizione meramente sussidiaria rispetto a quella nazionale».


Il decentramento, invece, - secondo Apindustria Vicenza - può assumere una valenza positiva per la competitività del sistema nella misura in cui serva a modulare i salari ed i costi del lavoro in maniera adeguata alle realtà produttive dei diversi territori, al costo della vita e, dove possibile, alla produttività delle singole aziende. «Noi riteniamo - prosegue De Marchi - che sia possibile costruire un modello basato su un contratto nazionale "leggero", che definisca i minimi normativi ed orienti la contrattazione decentrata, e su un contratto di secondo livello, alternativamente aziendale o territoriale, assegnando al livello territoriale maggiori competenze su temi quali la flessibilità organizzativa, l'orario di lavoro e lo stesso salario variabile, ma anche sulla valorizzazione della professionalità attraverso la formazione permanente, nonché sul tema sempre più fondamentale della prevenzione e della sicurezza del lavoro».

Secondo le PMI vicentine, quindi, il contratto territoriale è lo strumento più idoneo a tutelare la competitività delle imprese e allo stesso tempo creare le condizioni per una collaborazione corretta e proficua tra l'azienda e i lavoratori: «Escludere la contrattazione territoriale dalla riforma del lavoro - conclude il Presidente di Apindustria Vicenza - avrebbe almeno due gravi conseguenze: anzitutto, costringerebbe molte aziende, in particolare quelle più piccole, ad erogare salario aggiuntivo, senza alcun beneficio in termini di organizzazione del lavoro né reale commisurazione ai risultati raggiunti; in secondo luogo - ed è la conseguenza più pericolosa per la competitività del sistema - impedirebbe di fatto qualunque alleggerimento significativo del contratto nazionale, perché quest'ultimo continuerebbe a rappresentare l'unico strumento di governo delle relazioni industriali. Su un tema così delicato è quindi fondamentale che si attui un confronto serio ed urgente con tutte le Associazioni di Categoria, le organizzazioni sindacali e il Governo, un confronto nel quale certamente Apindustria farà la sua parte con la consueta attenzione e impegno».


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