Home Newsletter Apindustria Vicenza Newsletter 13 - 2010
NIENTE SALVATAGGIO PER LE PMI
NIENTE
SALVATAGGIO PER LE PMI: IL FONDO PER LA RISTRUTTURAZIONE DELLE IMPRESE IN CRISI NON LO
PERMETTE
Filippo De Marchi, presidente di
Apindustria Vicenza protesta contro una misura
ancora una volta iniqua e
noncurante delle dimensioni del 98% delle aziende
italiane ed europee
E' ufficiale: dal 5 luglio 2010 le
imprese in crisi potranno fare domanda per accedere al Fondo per
il salvataggio e la ristrutturazione delle imprese in difficoltà. Un bel segno, certo, in un
periodo come quello attuale, che previene dall'attacco incondizionato e immediato
di banche e creditori, alle quali si offre la garanzia del Fondo in attesa
delle opportune analisi e riflessioni da parte degli esperti sullo stato
effettivo dell'azienda. Peccato che, come accade di consueto da anni, a
rimanere sempre fuori dai giochi sia la stragrande maggioranza delle imprese
italiane ed europee, alle quali i Governi continuano ad ostinarsi a non
pensare.
«Un dato per tutti, che vorremmo
mettere nuovamente in luce, se non fosse ancora chiaro a chi di dovere -
esordisce Filippo De Marchi, Presidente di Apindustria Vicenza -: il 99,8 % di
tutte le imprese europee è costituito dalle PMI e di queste il 91,5% sono micro
imprese, solo il 7,3 % sono piccole imprese e appena l'1,1% sono medie.
Significa che il 98,8% delle imprese su cui si basa l'economia, nostra e dei
nostri "cugini oltre confine", e a cui si collega il 67,1% dei posti di lavoro
nel settore privato, non rientra nei parametri stabiliti per poter usufruire
del Fondo».
Infatti, ad accedere agli aiuti
messi a disposizione saranno solo le imprese organizzate in forma di
società di capitali che rientrino nella definizione europea di media impresa e
grande impresa (fatte salve quelle operanti nei settori del carbone, dell'acciaio, della
pesca, dell'acquacoltura e del settore agricolo, e soprattutto per le quali non
siano state presentate istanze giudiziali per l'accertamento dello stato di
insolvenza), dove la soglia che divide le "medie" dalle "grandi"
imprese si attesta sui 250 dipendenti, un fatturato di 50 milioni di euro e un
totale di bilancio di 43 milioni di euro: sotto tali numeri si parla di
"medie", sopra agli stessi numeri si parla di "grandi". Sopra o sotto,
rimangono pur sempre numeri ai quali praticamente nessuna delle PMI riesce ad
arrivare. «E' molto
grave - continua De Marchi -, denota una mancanza di pragmaticità e visione
prospettica, o peggio ancora, di serietà e responsabilità nei confronti di
tutti, in un momento di grave difficoltà, dove non si può più tergiversare o
seguire le solite linee di interesse privato e di poche oligarchie. E', oggi,
il momento delle decisioni per la collettività: o agiamo in fretta o rimaniamo
alla finestra a guardare senza più strumenti il definitivo tracollo di molti
settori».
L'amara riflessione è che in
un'economia come quella dell'Italia, dove la grande industria continua a non
mostrare segnali di ripresa, sono invece proprio le piccole e medie imprese a
distinguersi nei processi di trasformazione e di sviluppo. Nonostante le
difficoltà, le PMI continuano a mantenere e ampliare le proprie quote di
mercato estero, confermando il proprio fondamentale ruolo all'interno del
sistema economico nazionale. Ora mutato lo scenario internazionale vanno
valutati gli effetti delle dimensioni delle aziende. Per questi motivi le PMI e
soprattutto quelle micro, che affollano i distretti, devono essere dotate degli
strumenti per affrontare le sfide e le trasformazioni. Perché allora rimangono
sempre al di fuori dei giochi?
Si comunica che gli uffici
dell'Associazione e delle Sedi mandamentali di Bassano del Grappa e dell'Alto
Vicentino, rimarranno chiusi da: LUNEDI'
09 AGOSTO A VENERDI' 20 AGOSTO.