ANALISI DELL'ATTUALE SITUAZIONE SOCIO-ECONOMICA
Il commento del Presidente Apindustria Vicenza Filippo De Marchi
Con un'immagine mutuata dalla medicina si può descrivere l'attuale crisi in evoluzione come un "tumore" le cui cellule malate contagiano anche quelle sane indebolendo l'intero organismo.
Dobbiamo, quindi, distinguere gli ambiti d'intervento su due categorie d'impresa:
a) le aziende strutturate, con potenziale tecnologico importante, dotate di particolari competenze professionali, ma indebitate per gli investimenti effettuati sull'onda di una crescita che sembrava non dovesse finire. Queste aziende, che rappresentano l'ossatura portante del sistema economico, dovrebbero essere aiutate a superare il momento contingente per poter agganciare la ripresa sia in termini operativi (non perdendo forza lavoro e non essendo obbligate a dismettere cespiti aziendali strategici) sia in termini finanziari;
b) un secondo segmento di aziende è composto da quelle che presentano tutte le condizioni per poter essere considerate "allo stato terminale": elevata esposizione debitoria, esclusione dalle reti commerciali, successione d'azienda critica, incapacità di gestione manageriale. Queste aziende dovrebbero essere "accompagnate" nella chiusura in modo tale da non causare eccessive conseguenze negative per la società. Per queste ultime sarebbe utile pensare ad un sistema di "welfare aziendale".
E' urgente l'abolizione di tutti quei fattori che costituiscono costi aggiuntivi per le imprese risultanti da un sistema statale inefficiente ed inadeguato: il peso del debito pubblico, il permanere dell'irriducibile spesa corrente, la burocrazia, il sistema dei controlli. Riteniamo che, in Italia, questa sia la "madre" di tutti i problemi, poiché, fra l'altro, impone il mantenimento di una pressione fiscale che, seppure troppo elevata, non trova volontà di riduzione da parte del Governo causa la fragilità delle finanze statali gravate dal peso del debito pubblico.
Deve essere riposizionato il "FATTORE FIDUCIA" come indispensabile correlante fra STATO ed IMPRENDITORE, fra quest'ultimo e le BANCHE e pur tuttavia, anche l'MPRENDITORE deve sapersi meritare fiducia e credibilità. Dobbiamo passare definitivamente da una considerazione, psicologicamente avversa, per la quale chi fa impresa è visto con "sospetto", ritornando ad un clima di "rispetto" per l'imprenditore e per la funzione anche sociale rivestita dall'impresa. Venute meno le barriere ideologiche che portavano al confronto conflittuale fra imprenditori e lavoratori riducendolo a "lotta di classe", le società più evolute hanno acquisito che vi può essere benessere solo se vengono salvati i posti di lavoro e la ricchezza di un paese deriva sostanzialmente da quella generata dal sistema imprenditoriale con l'apporto dei lavoratori.
Le grandi opportunità derivanti dall'economia mondiale, richiedono alle aziende un inevitabile salto di qualità culturale nel passaggio ad un metodo di gestione più manageriale che vede nella costante ricerca d'innovazione ed informazione le condizioni indispensabili per rimanere competitivi.
Questa nuova tipologia di gestione delle aziende richiede importanti investimenti per cui le aziende hanno bisogno di regole certe e stabili nel tempo che consentano loro un efficace posizionamento nel mercato globale.
Ad accentuare ulteriormente i problemi, si pone sicuramente il comportamento assunto dal sistema bancario nei confronti delle aziende, piccole e medie in particolare. Da tempo, infatti, segnalavamo una distanza crescente fra le banche e le imprese a causa di criteri di valutazione sempre più matematici e impersonali. Le stesse regole di Basilea 2, determinate in un periodo di mercato in pieno sviluppo, non tengono conto dell'attuale situazione e soprattutto giustificano il comportamento delle banche che si trovano, da un lato, costrette, pena sanzioni e ammende, ad osservare il rispetto dei parametri imposti e che, dall'altro, sfruttano queste regole per "selezionare" la clientela e aumentare i costi, ignorando le conseguenze deleterie di un simile comportamento per l'intera società.